
Gli archivi
C’è una storia nota, ufficiale, e c’è una storia sommersa.
La prima si studia a scuola, mentre l’altra resta fuori dai circuiti della formazione.
È la storia delle piccole vicende, dei problemi minuti e della vita quotidiana.
Non tratta dei difficili equilibri fra i poteri, delle vicende sanguinose per il controllo dei popoli e delle risorse, ma palpita sotto e chiede di essere scoperta.
In questa missione sono centrali le istituzioni culturali e gli studiosi che agiscono sui territori.
Come la relatrice dell’ultima conviviale, Marina Carbone, esperta in biblioteconomia e nella gestione di patrimoni documentali cartacei.
I suoi sforzi si rivolgono agli “archivi brutti”, come li definisce lei.
Sono gli archivi di enti locali, di istituzioni e di soggetti privati, spesso dimenticati o conservati in condizioni inadeguate, ma pullulanti di testimonianze che permettono di ricostruire vicende personali e familiari e anche di comprendere l’evoluzione della sensibilità sociale.
Testimonianze apparentemente modeste, però capaci di restituire le esperienze e le conoscenze nelle quali è radicata la nostra identità.
