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La Via Francigena raccontata dal professor Banti

La Via Francigena raccontata dal professor Banti

Parlare di Via Francigena evoca un misto di storia, fede e – perché no? – anche benessere.

Ma pochi ne conoscono a fondo la storia. Pochissimi, di certo, quanto il professor Egidio Banti, ospite nella conviviale del 10 febbraio.

Laureato in filosofia alla Normale di Pisa, la sua cultura è assai eclettica, siccome trae linfa anche da altre importanti esperienze. 

Giornalista, Senatore della Repubblica e, oggi, sindaco di Maissana, è padrone di una visione completa che ha saputo trasmettere a chi ha assistito alla sua esposizione sulla Via Francigena, di cui è studioso assai autorevole.

Elemento di connessione europea e fattore di identità culturale, non è un percorso unico, piuttosto un “fascio di strade” fra Canterbury e Roma. 

Nata nel corso del VI secolo d.c., il suo precedente odonimo era “Via di Monte Bardone”, dai Longobardi sospinti dalla necessità di collegare i diversi domini. 

Dopo la discesa di Carlo Magno in Italia la strada prese il nome attuale di “Via Francigena”, in quanto strada originata dalla Francia.

Tracce della sua gloria anche nella “Comedia” di Dante, con il riferimento a Luni e al trattato di pace di Castelnuovo Magra.

Proprio Luni è l’occasione di un’ultima rarità che il professore dispensa ai presenti: l’origine del cognome Musetti, tanto diffuso in questa zona attraversata dalla Via Francigena.

Non un soprannome dovuto a ipotetiche caratteristiche somatiche, il muso piccolo, ma l’adattamento del nome del pirata saraceno Mujahid al-Amiri che, nel corso dell’anno mille, mise a ferro e fuoco Luni.

Da Mujahid per successive corruzioni si arriva a musett, una sorta di epiteto riservato a chi, fra i bambini, comportandosi male, rinverdiva i tremendi ricordi dello spietato devastatore.

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